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Web: non solo utenti "umani", il 60% del traffico viene dai robot

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Non solo esseri umani. La "popolazione" sul web è piuttosto variegata, per genere e natura. E oltre agli utenti ci sono anche altri "esseri" spesso più "pericolosi" e invadenti. Si tratta dei bot, abbreviazione per "robot", veri e propri androidi. Non aspettatevi esseri da film di fantascienza ma pensate a tutti i programmi e le funzioni automatizzate che ogni secondo vengono avviate sul web: scansioni dei motori di ricerca, "furti" di dati personali e attacchi ai sistemi.

Secondo Incapsula, società statunitense specializzata proprio nella lotta ai robot della Rete il 61,5% del traffico sul web viene da entità "non umane". Ricerche, download, letture, forum e altre azioni "umane" rappresentano appena il 38,5% delle azioni, le altre sono tutte automatizzate.

La ricerca ha analizzato quasi un miliardo e mezzo di visite di bot a 20mila siti internet di 249 Paesi del mondo negli ultimi 90 giorni. Dai blog personali ai siti delle big company e portali governativi. Rispetto a una precedente rilevazione il traffico prodotto dai bot ha registrato un’impennata del 21%. "La maggior parte di questa crescita è da attribuire all’incremento di visite da parte dei cosiddetti bot buoni– spiegano da Incapsula – vale a dire agenti certificati di software così come motori di ricerca, la cui presenza è cresciuta dal 20 al 31 per cento negli ultimi dodici mesi".

Occhio, dunque a questi robot. Web crawler e spider, i cosiddetti "ragni", dovrebbero setacciare i siti in cerca di informazioni sui contenuti per indicizzare al meglio le ricerche. Il 31% del traffico prodotto dai bot, però, è di natura maligna. Tra questi gli scraper, programmi automatizzati che rubano informazioni, duplicano contenuti e indirizzi e-mail a fini di spam. Ma Incapsula mette in guardia soprattutto dai cosiddetti "altri imitatori": bot negativi non classificati e ostili. Sono il 20% e si chiamano così proprio perché hanno lo scopo di assumere un'altra identità. Gli imitatori sembrano agenti dei motori di ricerca o di altri servizi online legittimi ma poi riescono a mandare in tilt i sistemi con Denial of service, cioè l’invio di molte richieste di accesso fino a farli collassare. "In termini di funzionalità e capacità – concludono da Incapsula – questi imitatori rappresentano la parte più insidiosa nella gerarchia dei bot. Possono essere bot spia, agenti DdoS o browser maligni attivati da malware trojan. In ogni caso, l’aumento dell’8% in questa categoria sottolinea l’attività di questi hacker così come spiega il boom dei cyberattacchi degli ultimi tempi".

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