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Video bullismo su YouTube, i casi all'estero

Tra i milioni di video di YouTube si trovano spesso filmati realizzati nelle scuole con i telefonini. In Italia alcuni casi sono saliti alla ribalta della cronaca, come quello hard della professoressa di Monteroni (in provincia di Lecce), palpata dagli alunni, quello dello strip tease di una studentessa di Trieste per guadagnarsi l'elezione a rappresentante di classe, oppure ancora quello del ragazzo down molestato dai suoi compagni in una scuola di Torino. A questi se ne aggiungono molti altri, risse in classe, sfottò e umiliazioni ai docenti, lancio di sedie dai balconi, voli di aeroplanini di carta infuocati, video osè girati nei bagni, scene di sesso orale, petardi sparati sotto la cattedra del prof.

Anche all'estero ci sono molti casi simili, eccone i due più recenti, partendo dagli Stati Uniti: a Sanford, in North Carolina, quindici studenti dell'età compresa tra i 14 e 17 anni sono stati arrestati dopo che la polizia locale ha scoperto un video su YouTube dove si vedono scene di violenza, dei veri e propri combattimenti organizzati all'interno della Lee County High School. La polizia ha agito in fretta mentre a quanto pare i vertici del liceo non sono riusciti ancora a rimuovere il video da YouTube.

In Australia si è risposto in modo netto alle clip di bulli e abusi, a seguito di alcuni casi decisamente sconcertanti: lo scorso anno, in una scuola di Werribee vicino Melbourne, alcuni studenti 17enni hanno violentato una loro coetanea e dato fuoco ai suoi capelli, ed il video che mostrava alcune scene è stato online per oltre 3 mesi.

Oggi è scattato il piano "tolleranza zero", messo in atto dallo stato del Victoria: è stato deciso di bannare l'accesso a YouTube da 1600 scuole pubbliche. L'obiettivo è quello di garantire l'apprendimento a scuola tenendoli lontani da siti che possono distrarre, anche perché in alcuni casi i video venivano caricati direttamente dalle scuole. Il Ministro dell'educazione Jacinta Allan ha dichiarato che questa mossa deve andare di pari passo con le responsabilità che hanno i genitori dei ragazzi e la comunità scolastica. Dubitiamo che le misure messe in atto in Australia possano davvero contribuire alla lotta contro il bullismo.

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