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"Uccidiamo Berlusconi", partono le indagini della Procura di Roma

Nel settembre del 2008 sul popolare social network Facebook è stata creata una pagina dal titolo "Uccidiamo Berlusconi" che poco lascia immaginare circa il suo contenuto. A poco più di un anno dalla sua creazione la pagina conta ora 16mila iscritti. La notizia, che ha enormemente preoccupato il ministro della Giustizia Angelino Alfano, è stata diffusa in un primo momenro dal quotidiano Il Giornale.

Nonostante il fondatore del gruppo abbia spiegato a Repubblica.it che dietro al titolo, indubbiamente forte, non si celi in realtà alcuna volontà omicida, Alfano ha chiesto l'intervento della magistratura e l'apertura di un'inchiesta sulla sicurezza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Così la Procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo con l'ipotesi di minacce gravi alla sicurezza del premier. Nel frattempo la polizia postale si è messa a lavoro per valutare se tra i gruppi contro Berlusconi si possa ravvisare il reato di istigazione a delinquere, in conseguenza del quale potrebbero essere adottate misure cautelari come l'oscuramento.

A Repubblica.it, che ha raggiunto l'amministratore del gruppo attraverso la chat del social network, è stato spiegato: "Abbiamo creato questo gruppo per dare spazio al pensiero di quelle persone che non sopportano Silvio Berlusconi. E' vero, abbiamo utilizzato un titolo molto forte ma privo di qualsiasi volontà omicida. Sicuramente le persone che esprimono le loro opinioni sulla pagina, da me amministrata, esagerano lanciandosi in inaspettate e spropositate locuzioni verbali".

E mentre su Facebook si moltiplicano i commenti di ogni genere, c'è chi si scaglia in difesa di Berlusconi e chi invece sottolinea la sua disistima o il suo vero e proprio odio, ieri pomeriggio al Viminale si è tenuto il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza che ha valutato la questione sicurezza nei confronti del presidente del Consiglio. Alfano ha poi precisato che si aspetta ora l'intervento della magistratura e ha sottolineato che "chi inneggia all'odio e all'omicidio, commette un reato penale".

Come riportato dal Corriere della Sera, anche parte del mondo politico ha commentato il fatto. Il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa ha affermato: "Sembra incredibile che nessuno dei tanti soloni del politically correct abbia trovato il tempo e l'occasione per stigmatizzare, condannare, protestare o almeno evidenziare il fatto che la predicazione dell'odio nei confronti di Berlusconi abbia prodotto sulla rete la nascita di numerosi forum e pagine di Facebook che inneggiano e auspicano l'assassinio del presidente del Consiglio italiano". Il segretario del Pd Dario Franceschini ha detto: "Quel gruppo va chiuso, ma non c'entra nulla con lo scontro politico. Sono forme demenziali che vanno condannate". Il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi ha sottolineato: "Siamo d'accordo con il ministro Alfano e sosteniamo la necessità di vigilare su quei siti e quei gruppi che incitano alla violenza e all'odio. Questa vicenda, però, non deve in alcun modo offrire il pretesto per imbavagliare la Rete. Ci opporremo strenuamente a qualsiasi tentativo da parte del governo di censurare il web e di limitare questo spazio di democrazia globale".

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