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Torna la legge che impone l'obbligo di rettifica per i blog

  • LaPresse

E' passato più di un anno dall'ultima protesta dei blogger ma in queste ore sta tornando il pericolo censura del web.

La Camera infatti sta esaminando il decreto legge sulle intercettazioni, la famosa legge Alfano che è diventata nuovamente tema di dibattito e tornata al centro dei lavori parlamentari dopo 2 anni di tira e molla.

In queste ultime ore è tornata a far discutere per ilcomma 29 dell’articolo 1 del decreto contro le intercettazioni che recita: 'Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono'.

La norma è stata già definita ammazza blog perchè con siti informatici colpirebbe anche i diari delle persone oltre che le testate giornalistiche registrate in tribunale. Si prevedono multe di 12 mila eurodi multa per chi non fa la rettifica entro due giorni senza alcuna distinzione tra giornale online e sito personale.

Come ha spiegato il giurista Guido Scorza: 'Il punto non è sottrarre il blogger alla responsabilità per quello che scrive perché è, anzi, sacrosanto che ne risponda ma, più semplicemente, riconoscere la differenza abissale che c’è tra un blog ed un giornale o una televisione e tra un blogger – magari ragazzino – e un giornalista, una redazione o, piuttosto, un editore. Il primo – salvo eccezioni – sarà portato a rettificare 'per paura' e non già perché certo di dover rettificare mentre i secondi, dinanzi ad una richiesta di rettifica, ci pensano, ci riflettono, la esaminano, la fanno esaminare e poi solo se sono davvero convinti di dovervi procedere, vi provvedono.'

Si parla dunque già di censura sul web e di freno alla libertà di espressione dei blogger che sarebbero costretti a rettificare subendo grosse pressioni. Sono già arrivate le dichiarazioni di Di Pietro che ha sottolineato come la legge preparata dal suo governo di zelanti servitori non ha uguali nel mondo, è un insulto alla libertà e alla democrazia, è una misura fascista. Gentiloni invece ha parlato anche di eventuali rischi anche per i social network.

Anche il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, non è soddisfatta perchè 'esiste una differenza abissale tra un blog, magari gestito da un ragazzo, un giornale e una televisione. Applicare per entrambi la stessa legge è sicuramente un errore'.

Secondo Massimo Mantellini, blogger e radiologo: 'l’ambiguità di quei “siti informatici” è certamente intenzionale. Del resto sarebbe stato sufficiente che un simile obbligo di rettifica venisse previsto solo per i siti web informativi registrati come testate giornalistiche e questo avrebbe tacitato molte polemiche. Così non è stato per una ragione trasparente: il legislatore vuole poter controllare ed intimidire tutta la comunicazione su Internet e non semplicemente prevedere un meccanismo di giusto risarcimento a chi si sia sentito in qualche misura diffamato attraverso i media professionali.'

Mentre si levano diverse voci che contrastano questo comma si comincia già a pensare ad una nuova serie di proteste concrete e fattive, a come scendere in paizza. La prima è stata organizzata a Roma al Pantheon per Giovedì 29 Settembre.

Torna il tormentone del bavaglio al web e su alcuni blog e giornali internazionali questo comma è già stato visto come anacronistico. Siamo nell'Italia del medioevo oppure i blogger sbagliano ed esagerano?

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