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Il "caso Tezenis" e Facebook: sit in 2, la vendetta

Dopo il servizio andato in onda a Le Iene in cui una ragazza denunciava che la sua ex datrice di lavoro l'aveva selvaggiamente picchiata per aver rifiutato di firmare le dimissioni in seguito alla sua richiesta di spiegazioni per oltre 70 ore di straordinario non pagate, il popolo della rete si è mobilitato e nell'arco di pochissimi giorni ha organizzato un sit in di protesta davanti al negozio di Tezenis dove si è svolto il fatto. L'appello è stato fatto da una pagina Facebook creata appositamente e nella data e nell'orario stabiliti - sabato 16 aprile dalle 16 alle 19 - centinaia di persone si sono date appuntamento di fronte al punto vendita dentro al centro commerciale Porta di Roma, nella capitale.

Una manifestazione per esprimere innanzitutto solidarietà a Sara, la commessa che si è ritrovata con una prognosi di 5 giorni per "un trauma emicontusivo al semicostato sinistro e al ginocchio sinistro in seguito ad aggressione" che è diventata di 15 dopo un ulteriore accertamento, e poi per spingere le sue ex colleghe a testimoniare contro la titolare manesca. Come documentato dal servizio de Le Iene, infatti, le altre ragazze che ancora lavorano nel negozio non solo non hanno sporto denucia, ma hanno anche "invitato" Sara a non insistere ulteriormente nel chiedere loro di collaborare.

Ma quale è stata la risposta di Tezenis? Il 14 aprile, subito dopo il servizio de Le Iene ma prima del sit in, sulla pagina Facebook del brand è apparsa una nota di scuse: "carissimi Fans, come Voi anche noi siamo amareggiati e rammaricati da quanto emerso dal programma "Le Iene". Non ci riconosciamo assolutamente in questo genere di comportamenti. L'azienda ne ha preso atto, ne seguiranno le opportune azioni". Una rassicurazione che però non è bastata agli internauti, anche perché la titolare del punto vendita in questione è un'affiliata e non una dipendente Tezenis, per cui non può essere semplicemente "licenziata" per la sua condotta e le affermazioni agghiaccianti proferite mentre picchiava Sara - "non mi fanno pena neanche i cani, io mi inchino solo davanti al Duce" - che, tra l'altro, sono punibili per legge, dal momento che in Italia l'apologia del fascismo è un reato.

Proprio per questo, per non lasciare che l'episodio cada nel dimenticatoio, gli organizzatori hanno deciso di ripetere l'esperienza con un secondo sit in, sempre davanti al negozio Tezenis di Porta di Roma, il 23 aprile dalle 16 alle 19. La motivazione che si legge sulla nuova pagina Facebook, oltre a ribadire la protesta contro la ex datrice di lavoro di Sara e l'invito alle sue ex colleghe a testimoniare, spiega che: "questa causa riguarda anche la tutela di tutti noi, lavoratori e dipendenti di persone che abusano del proprio potere, noi italiani dobbiamo essere tutelati da questo tipo di gente! Combattiamo per i nostri diritti, combattiamo per la nostra vita".

Una protesta che sottolinea una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, il grande potere di risonanza e aggregazione dei nuovi media e punta il dito sulla necessità di una maggiore consapevolezza da parte delle aziende nella gestione della comunicazione sui social network. Anche in questo caso, infatti, come successo già per la modella anoressica di Patrizia Pepe (leggi la notizia), i responsabili del brand non sono stati capaci di dialogare con gli internauti, rivelandosi impreparati al contraddittorio internettiano e "snobbando" gli utenti con risposte generiche e (pare) alcuni post cancellati. Insomma, un'altra occasione in cui a usare nel modo corretto la potenzialità dei new media non sono i cosiddetti "comunicatori forti" che in teoria dispongono dei migliori strateghi del marketing, ma i semplici utenti che ogni giorno con passione e costanza rendono un po' più potente e un po' più estesa la rete, radicandola con sempre maggiore vigore nel quotidiano.

Foto: videomediaset.it

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