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Test di Turing superato da un'intelligenza artificiale che si è finta un tredicenne è una bufala

Update ore 17

Sembra proprio che la notizia, riportata anche da tutte le più prestigiose testate internazionali, sia una bufala. Direttamente dal blog di Attivissimo (su Twitter @disinformatico) leggiamo come, in realtà, si sia trattato di una forzatura in quanto Alan Turing non ha mai parlato di una percentuale minima di persone che devono riconoscere se si sta parlando con un essere umano o con un computer. Inoltre, aggiunge, la giuria non è stata affatto composta da esperti bensì da tre sole persone di cui l'attore Robert Llewellyn. Altre fonti, invece, hanno sottolineato che la conversazione con Eugene Goostman non sia stata affatto perfetta e che, basandosi sul linguaggio di un tredicenne non madrelingua inglese, sia stata troppo semplicistica.

Sono passati sessant'anni dalla morte di Alan Turing ma solo in questi giorni il test di Turing, creato proprio dal famoso matematico, è stato superato da un'intelligenza artificiale. Si tratta di un importante passo in avanti per il mondo dell'informatica, che dopo tanti anni, riesce a rispondere a un quesito che in molti si sono, nei decenni, posti più volte.

Può un computer pensare? Potrà mai un'intelligenza artificiale raggiungere quella umana e, sopratutto, essere identificata come tale da un gruppo di esperti appositamente scelti per le loro capacità? La domanda sembra aver ricevuto una risposta proprio lo scorso sabato quando il test di Turing è stato superato da un software sviluppato da Vladimir Veselov e Eugene Demchenko che ha “ingannato” la soglia imposta di un terzo dei partecipanti andando a conversare con loro come se fosse stato un normale tredicenne.

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Eugene Goostman, questo il nome del programma in grado di sostenere conversazioni (cleverbot nel linguaggio più tecnico) che è stato testato alla Royal Society di Londra lo scorso 7 giugno, a sessant'anni esatti dal suicidio del famoso matematico, si è così finto un ragazzino ucraino andando a convincere oltre il 30% dei presenti (la soglia del test) che hanno creduto che, dietro la macchina, ci fosse una persona vera e propria e non un computer.

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Ma chi era Alan Turing? Matematico e crittografo londinese, nato nella capitale inglese nel 1912, ha vissuto la sua intera vita studiando sopratutto l'informatica, ponendo le basi di molti principi sviluppati poi nei decenni successivi e andando, tra le altre cose, a creare proprio il suo famoso test, per poi morire suicida nel 1952 dopo essere stato accusato di essere omosessuale e portato in tribunale proprio per queste sue tendenze.

Con lo scorso sabato, quindi, si è riusciti non solo a superare l'importante test di Turing, ma anche a trovare una risposta alla domanda che a lungo l'intera umanità si è posta: sicuramente, come ha dichiarato Kevin Warwick dell'Università di Reading, uno dei più importanti avanzamenti scientifici della storia, una pietra miliare sì, che è già diventata un nuovo punto di partenza per migliorare e continuare lo studio di quest'ambito dell'informatica.

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