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Sul web il rap per Stefano Cucchi

La storia di Stefano Cucchi, il 31enne di Tor Pignattara morto lo scorso 22 ottobre nel reparto penitenziario dell'ospedale romano "Sandro Pertini", è diventata un rap. A comporlo è stato Davide Silla, 23 anni, membro della sigla rap Impatto Zero, assieme ad Antonio Pannacci, 33 anni.

Il rap si intitola "E poi finalmente la luce" e, come sottolineato da la cronaca romana de La Repubblica, racconta in soggettiva la fatidica notte a Regina Coeli. Davide ha spiegato: "Appresi della storia di Stefano Cucchi via internet, mentre ero in Polonia, dalla mia ragazza. Poi ho visto le foto, allucinanti al punto da spingermi a raccogliere qualsiasi tipo di informazione sulla vicenda per farmene un quadro il più possibile chiaro. Ho immaginato l'accaduto e miei conoscenti con esperienze di lavoro in carcere mi hanno confermato che i pestaggi ai detenuti avvengono. Allora ho provato a entrare nel personaggio Stefano Cucchi e a rivivere quei momenti terribili. Credo di esserci riuscito. Ho fatto ascoltare il pezzo ai miei amici, tanti. E in tanti si sono commossi fino alle lacrime".

Il ragazzo ha poi aggiunto: "Tramite un medico, siamo riusciti a rintracciare il numero della famiglia di Stefano. Ho spedito il Cd a casa Cucchi. Poi ho telefonato dicendo che avevo dedicato il brano a loro, raccontando di come il caso mi avesse così colpito. Dopo qualche giorno, la signora Rita mi ha richiamato. Era molto emozionata, mi ha ringraziato. Mi ha fatto i complimenti, ha trovato il brano incredibile. E mi ha parlato di Stefano, di come è morto. Loro sono a pezzi, faranno di tutto per far uscire la verità e avere giustizia. Ho risentito la signora Rita ieri, assicurandole che, a modo mio, mi darò da fare. Tra qualche giorno andrò a trovarla per conoscerla di persona".

Secondo Davide il brano può contribuire alla causa di Cucchi facendo conoscere la sua storia. "Io spero che sia ascoltato il più possibile, che entri davvero nel cuore della gente - ha detto l'autore del rap - Perché Stefano ha fatto errori, ma semplicemente non doveva morire così. La legge non è perfetta, ti punisce, ma non ti può uccidere così". Per Davide, infine, l'insegnamento che i giovani posso trarre dalla triste vicenda è che le droghe alla fine uccidono, in un modo o nell'altro. "Mi rivolgo alla mia generazione io, che nemmeno fumo, che dai miei coetanei sono sempre stato visto come l’idiota, quello serio - ha detto il ragazzo - E' vero, io non ho mai ceduto, ma bisogna evitare tutto, anche le sigarette".

 (foto © LaPresse)

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