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Su Twitter si ironizza su Berlusconi e le sue dichiarazioni

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Vi ricordate il caso Sucate su Twitter ed i Morattiquotes relativi alle dichiarazioni di Letizia Moratti? Qualsiasi cosa succedeva era colpa di Pisapia.

In queste ore si sta verificando un fenomeno del genere attraverso i social network e nello specifico Twitter dopo ledichiarazioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, riguardo il declassamento del rating dell'Italia da A+ ad A da parte della società Standard & Poor’s.

Berlusconi ha accusato i giornali di sinistra ed alcuni media di essere i responsabili di questo sfacelo: 'è colpa dei media e dei retroscena dei giornali'. Secondo Berlusconi queste valutazioni sarebbero 'viziate da considerazioni politiche, più che dalla realtà dei fatti'.

Lo stesso effetto hanno fatto queste dichiarazioni di Berlusconi tanto che su Twitter grazie a diversi utenti sono nati alcuni hashtag come #colpadeimedia, #downgradingSilvio e #silviodimettiti.

C'è chi come Dino Amenduni scrive 'Oggi ho fatto tardi a lavoro #colpadeimedia' oppure Cristina Raffa 'Il collegamento su Frecciarossa non funziona neanche oggi, ma è solo #ColpaDeiMedia'. Arianna Ciccone di Valigia Blu scrive invece 'L'Europa blocca i finanziamenti al Ponte? #colpadeimedia'.

La stessa Ciccone ha inoltre rilanciato le 10 domande di Repubblica al Premier riproponendo alcuni temi e lanciando una sorta di petizione affinchè la giornalista, già ideatrice del Festival del Giornalismo, possa portarle poi al Presidente Berlusconi per ricevere finalmente le risposte.

Intanto la Rete italiana su Twitter ironizza e spera in una sorta di nuova primavera italiana, che questa onda non si fermi soltanto al cazzeggio e alle proteste da salotto, al cosidetto click-activism (diventando così slacktivism) come suggerisce Tigella: il problema è che non riusciamo a far uscire dalla rete intelligenza e creatività: meno #downgradingSilvio e più pianificazione di azioni.

Chissà che non nascano gli indignati italiani già riuniti su Facebook nella pagina Italian Revolution da diversi mesi. Il rischio disinformazione continua se gli italiani non si daranno da fare usando concretamente la Rete: il TG1 ad esempio ha già aggiornato il suo sito con le dichiarazioni di Berlusconi.

Riusciranno gli italiani ad uscire fuori dalla Rete o ad usarla in maniera costruttiva come hanno fatto ad esempio i popoli arabi?

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