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Stop al citizen journalism, Le Meur replica

Un paio di giorni fa vi abbiamo raccontato delle polemiche sorte in Francia per un provvedimento che rischia di tagliare le gambe al citizen journalism, il giornalismo fatto da persone normali che si trovano ad essere testimoni di scene violente, e le riprendono o fotografano per poi diffonderle su internet.

Fautore di questa proposta di legge è l'attuale Ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy, candidato alle infuocate elezioni presidenziali. Uno dei principali supporter della sua campagna elettorale è Loïc Le Meur, nome poco conosciuto al grande pubblico, ma in realtà personalità di internet numero uno in Francia. Le Meur, il blogger transalpino più letto, protagonista negli ultimi mesi di numerose polemiche anche in Italia per aver trasformato un convegno internazionale sul Web in una vetrina privilegiata per Sarkozy, oggi ha detto la sua su questa proposta di legge.

La replica di Le Meur alle critiche che gli sono piovute anche in questa occasione è affidata ad un post sul suo blog e ad un video (in fondo a questa pagina) in cui spiega in inglese le sue ragioni.

Due sono i punti toccati dal blogger: da una parte si tira fuori dal coivolgimento con Sarkozy, dall'altro prova a leggere in dettaglio la proposta da legge per dimostrare che in realtà non punisce i citizen journalist.

Sulla presa di distanza: "Sono solo un cittadino blogger che ha deciso di supportarlo, niente di più. Non sono pagato da lui, non ho alcun lavoro ufficiale, non sono un politico. Sono libero di interrompere il mio supporto nei suoi confronti, se prende decisioni che non mi piacciono. Essendo un blogger e avendo fatto quasi 400 tra audio e video podcast, di certo non posso supportare alcuna legge che vada contro il citizen journalism e la libertà di parola".

Nel merito della legge: "La legge mira solo all'happy slapping [...] solo in caso di gravi violenze [...] La legge spiega che essa non è applicabile quando le registrazioni sono fatte come esercizio di professione (senza che venga indicata la parola giornalista) o se sono fatte per essere utilizzate come prove". Quindi secondo Le Meur, la legge non penalizza i cittadini, basta che essi oltre a filmare la violenza la denuncino alle autorità locali portando il proprio video come prova.

Ed ecco il video in cui Le Meur affronta l'intera questione (in inglese):

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