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Stop ai gruppi su Facebook che incitano alla violenza

Il legislatore entra nel mondo del web per stabilire alcune regole, in un ambiente che sembra non poter esser controllato a 360 gradi. Il polverone che si è alzato in queste settimane, intorno alla nascita di gruppi su Facebook che incitano chiaramente alla violenza, ha suscitato moltissime polemiche, soprattutto nel mondo politico.

Per questo il Senato ha approvato, nell'ambito del disegno di legge sulla sicurezza, un emendamento che prevede la repressione dei casi di apologia e incitamento via internet di associazioni mafiose, criminose, eversive, terroristiche, oltre che di violenza sessuale, discriminazione, odio etnico, nazionale, razziale e religioso.

Si concretizza così l'idea di ripulire la rete e in particolare Facebook, dagli emuli di Riina, degli stupratori o dai gruppi neonazisti. Tutti esempi di criminalità che producono soltanto effetti di fanatismo, a cui finora si erano ribellati gli utenti stessi del social network. Come nel caso del gruppo Uniti contro il Facebook della vergogna.

Ecco una parte del testo dell'emendamento Art. 50-bis:

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell'interno e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce, ai fini dell'attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche

4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.

Secondo tale disegno di legge devono essere i provider attenti a questi episodi di violenza non sempre arginabili con dei sistemi di filtraggio. In caso contrario dovranno pagare una sanzione dai 50mila a 250mila euro. Chissà se questa è la soluzione per fermare questi fenomeni, la rete vive di contenuti generati dagli utenti e questo emendamento potrebbe essere un primo limite alla libertà del web.

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