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Pronta la società della NGN italiana, la rete Internet di nuova generazione

NGN sta per Next Generation Networking ed è l'infrastruttura sulla quale si appoggerà la prossima Rete italiana: ieri è stato fatto un passo importante.

Per poterla costituire c'è bisogno dell'apporto di tutti i provider italiana e gli operatori mobili che devono trovare i giusti accordi tra di loro seguendo le direttive europee per lo sviluppo della banda larga e quelle dell'AGCOM, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

La prossima rete dovrà costruire un un network che porti fibra ottica e connessioni a 100 megabit nella maggior parte delle case italiane per reggere con la NGN il passo degli altri Paesi: il Ministro per lo Sviluppo Ecomico Paolo Romani ha firmato ieri un accordo con per una società partecipata tra Telecom, Vodafone, Fastweb, Tre, Wind, British Telecom e Tiscali e aperta all'ingresso di soggetti pubblici.

Le compagnie telefoniche ieri hanno firmato un Memorandum of Understanding (Mou) con il quale si impegnano a costituire una società veicolo che si occupi della realizzazione delle infrastrutture passive necessarie per lo sviluppo delle reti di nuova generazione a banda larga. Non si tratterà di una unica e sola NGN italiana che gli operatori condivideranno tra di loro ma di condividere solo le infrastrutture passive, scavi, cavidotti, canaline verticali che entrano nei palazzi, che rappresentano il 60-80% dei costi per portare fibra nelle case.

E' un passo in avanti importante anche se alcuni operatori (Vodafone, Wind, Fastweb, Tiscali) avrebbero preferito una società completa ovvero mista e con un perimetro d'azione esteso capace di portare la fibra davvero in tutte le case e aziende. La nuova società invece opererà in regime di sussidiarietà ovvero interverrà nella realizzazione delle infrastrutture dove queste non siano già state realizzate dagli operatori, perché le aree in questione non sono considerate remunerative.

In tal senso come da accordi verrà istituito un comitato esecutivo che entrerà nel merito della governance della società. L'accordo inoltre esclude dalla condivisione la fibra e gli apparati quindi gli operatori dovranno usare i propri oppure affittare quelli di Telecom Italia con modalità e costi attualmente allo studio. C'è già una NGN italiana, quella di Fastweb copre circa 7 città mentre Telecom Italia intende coprire il 50% entro il 2018.

L'NGN dunque arriverà nelle zone con un importante indice di natura socioeconomica e densità abitativa e laddove non esistono infrastrutture: grandi città e quelle medie quindi per ora non subiscono da questo accordo un grande passo in avanti.

Entro i prossimi 3 mesi verranno formalizzati il business plan e il piano di investimenti dei gestori che dovrebbe a livello nazionale costare 7,4 miliardi di euro. Il Governo si è impegnato nella banda ultalarga ma non è dato apere che fine hanno fatto gli 800 milioni di euro, spiccioli che avrebbero portato un modesto ma necessario collegamento in banda larga in molti comuni.

 (foto © LaPresse)

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