Excite

Premio Nobel per la pace a Internet, marketing per Wired?

Nel novembre del 2009, Riccardo Luna, direttore del mensile Wired, propose Internet al Premio Nobel per la pace. A sottoscrivere questa candidatura moltissimi nomi importanti del panorama della comunicazione: da Negroponte a Yoani Sanchez, passando per Shirin Ebadi. Un'idea che aveva appassionato la rete fino a ieri, quando è stato decretato Liu Xiaobo il vincitore del Nobel.

La sconfitta di Internet ha provocato polemiche e un dibattito acceso online tra i vari blogger italiani, i quali accusano la rivista di aver speculato e di aver utilizzato questa campagna a fini pubblicitari di marketing. Ad aprire la discussione è stato Mirko Pallera, blogger di Ninja Marketing, il quale descrive questa iniziativa 'la più grande campagna di marketing mai realizzata negli ultimi anni'.

Questo non significa che sia un male o una cosa negativa, infatti spiega: 'Grazie alla campagna Internet for Peace, Wired sia riuscito a fare quello che oggi devono fare i grandi brand: alimentare dei movimenti sociali, cavalcandone l’energia e diventando esponenti di spicco di un movimento sociale e culturale. E come ci insegnano i nostri studi socio-antropologici, un movimento esiste per chiedere un cambiamento, che nel caso di Wired è stato quello di far riconoscere Internet come strumento di costruzione di massa, di pace, libertà e democrazia'.

Chi la vede negativamente è Massimo Cavazzini, che rincara la dose: 'Internet for Peace ha fallito? Sì. Per chi si chiede se Wired.it e il suo editore Condè Nast abbiano fallito, la risposta è no. Internet for peace è stata concepita sin dal principio come una maxi-operazione di marketing  e comunicazione (affidata ad Ogilvy che ha fatto un ottimo lavoro), il Nobel è stata la strada etica per aprire la via commerciale, ha dato visibilità alla rivista e al marchio, ha portato il direttore Luna ad accreditarsi agli occhi del proprio pubblico come Internet-man, ha fatto vendere più copie e ha permesso all’editoret di raccogliere pubblicità extra che altrimenti non sarebbe arrivata o sarebbe arrivata con meno facilità'.

Riccardo Luna ha voluto chiarire punto per punto le accuse che gli sono state rivolte. Se da un lato conferma, con orgoglio, che dietro alla campagna di Internet for Peace c'era Wired, conferma anche che c'era Condé Nast, l'editore di Vogue ma anche dello stesso giornale diretto da Luna. Smentisce, invece, che tale idea gli abbia fatto vendere più copie alla rivista o gli abbia fatto arrivare nuova pubblicità per il giornale.

Le sue parole, però, hanno solo creato altri dibattiti. Stefano Vitta ha aggiunto: 'Negare che la campagna sia a beneficio anche di Wired, che ne ha sostenuto costi  ed impegno di risorse, è poco credibile. Negare che la campagna faccia vendere più copie mette in difficoltà chi invece crede che certe strategie possano premiare i brand che le adotteranno. Riccardo potrà anche essere in buona fede ma con la sua risposta altro non fa che legittimare le critiche che stanno imperversando in questo momento'.

Maurizio Goetz, telegrafico, commenta: 'Per Luna la rete è utile solo quando serve, altrimenti la conversazione è solo dannosa'.

web20.excite.it fa parte del Canale Blogo Tecnologia - Excite Network Copyright ©1995 - 2016