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Politici a dialogo col web? No, grazie

Quello di pochi giorni fa è stato un successo: Hillary Clinton (di cui oggi sono spuntate vecchie lettere), Barack Obama e gli altri candidati Democratici alle Primarie USA hanno dato il loro meglio per rispondere alle domande video dei cittadini (cronaca e foto).

In chiusura di dibattito, il giornalista della CNN Anderson Cooper aveva dato appuntamento al 17 settembre, giorno in cui sarebbe stato il turno dei candidati Repubblicani. Ma ora il nuovo debate è a rischio, dal momento che i protagonisti si stanno tirando fuori e non sembrano entusiasti della prova del web, come lo è stato per i colleghi dell'altra parte politica.

E così ecco gli annunci di possibili forfait: Mitt Romney in quel periodo sarà preso dalla raccolta fondi per la sua campagna elettorale, mentre l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani (nella foto) ha parlato di "potenziali problemi di agenda". La CNN ha però fatto sapere che i problemi di data si possono risolvere, spostando eventualmente il giorno del dibattito.

Risolte (o quantomeno risolvibili) le questioni di calendario, spuntano però dei fattori motivazionali. Romney ha dichiarato che non gradirebbe rispondere a domande fatte da un pupazzo di neve (riferimento ad uno dei video rivolti ai Democratici, guarda la foto): "Credo che si dovrebbe salire ad un livello più alto". Lo stesso Romney ha pure dato prova di non essere un grande esperto di web, confondendo YouTube con Facebook.

Chi ha detto si al Republican Debate sono John McCain e Ron Paul. "Solo loro due hanno confermato la propria adesione. Tutti gli altri ancora non hanno dato una risposta ufficiale", spiega Sam Feist della CNN.

Insomma, i Repubblicani non sembrano motivati come i Democratici, e forse l'aver visto il primo dibattito li sta mettendo in guardia da un confronto che potrebbe riservare loro parecchie insidie. Ma i supporter repubblicani non ci stanno, e hanno deciso di stimolare attivamente i loro politici lanciando il sito Save The Debate, con una petizione e una lettera aperta rivolta a Sam Brownback, Rudy Giuliani, Mike Huckabee, Duncan Hunter, Mitt Romney, Tom Tancredo, e Tommy Thompson, per far sì che decidano di presentarsi tutti al dibattito con YouTube.

"I repubblicani non possono snobbare internet - spiegano gli autori del sito - è inaccettabile arrendersi ai Democratici sulla rete, uno dei principali campi di battaglia di queste elezioni". Non manca una riflessione su quello che è il target giovane di YouTube: "I Repubblicani ora perdono 24 punti dagli elettori tra i 18 e 29 anni, non si può perdere una generazione di elettori. Non ci illudiamo che un dibattito su YouTube possa cambiare le cose, ma di certo denigrare milioni di giovani americani non aiuta".

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