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Megaupload: Nuova Zelanda nega estradizione Kim Dotcom, mancano prove

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Le autorità federali degli Stati Uniti chiedono da tempo l'estradizione del tedescoKim Dotcom, fondatore del sito online di file-sharing Megaupload, ma, secondo la Nuova Zelanda devono mostrare le prove a sostegno delle accuse di pirateria via internet e di violazione del diritto d'autore. Lo ha stabilito un tribunale neozelandese negando, appunto, per il momento, l'estradizione di Dotcom.

Nel gennaio scorso il sito Megavideo, assieme a Megaupload e Megaporn, uno dei principali punti di riferimento per chi cercava film e serie tv da guardare in streaming, è stato chiuso dopo una vasta operazione dell'FBI. La società di Megavideo, con stimati 175 milioni di dollari di ricavi, guadagnava grazie alla pubblicità ma anche grazie agli abbonamenti che gli utenti sottoscrivevano per non avere limitazioni nella fruizione dei contenuti.

Kim Dotcom, 38enne proprietario della società e residente tra Hong Kong e Nuova Zelanda, era stato arrestato dalle autorità neozelandesi e nella sua residenza di Auckland erano stati sequestrati pc e dati, opere d'arte e auto, sempre su richiesta dell'Fbi.

Secondo i giudici lo stesso blitz della polizia sarebbe stato illegale, e in vista di una sua possibile estradizione Dotcom ha il diritto di visionare le prove raccolte contro di lui. Dotcom, noto anche con il nome di Kim Schmitz, ha sempre detto che Megaupload si limitava a offrire ai propri utenti e clienti uno stoccaggio di file online.

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Vista la decisione del giudice di chiedere prove agli Usa, Dotcom ha anche chiesto a un altro tribunale di dissequestrare i suoi conti, in modo da poter pagare la parcella legale che al momento è di 1,8 milioni di dollari statunitensi.

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