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Le offese sui social diventano cartelloni pubblicitari sulle case di chi le ha scritte, accade in Brasile

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di Simone Rausi

Li chiamano leoni da tastiera e sono gli utenti dei social che, dietro ad un monitor nel buio della loro stanzetta sicura, sparano a zero sugli altri offendendo, bullizzando, deridendo. Anche in questo caso, ahimè, tutto il mondo è paese e, persino dall’altra parte dell’Atlantico, il bullismo online continua ad alimentare le sue fila. In Brasile, in particolare, il fenomeno degli insulti razziali sui social è talmente diffuso da aver spinto la Creola, un’organizzazione per i diritti civili guidata da donne afrobrasiliane, ad agire pesantemente attraverso una campagna tanto semplice quanto geniale.

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Si chiama “Virtual racism, real consequences” ed è un’iniziativa che “punisce” i razzisti del web pubblicando, di fronte la loro casa o nel primo spazio pubblicitario adiacente, i loro stessi insulti in formato cartellone pubblicitario. L’obiettivo è quello di spiegare a certi bulli di Twitter che una frase scagliata dietro un anonimo nickname può avere delle conseguenze serie per chi la riceve in quella che è la vita reale. La campagna vuole inoltre sensibilizzare tutti i brasiliani a non abbassare la testa, a denunciare ed isolare coloro i quali, ancora oggi nel 2015, usano la differenze razziali come un’offesa. Se il bullo in questione vi punta il dito nella pubblica piazza della rete, la campagna di Creola gli punta un intero cartellone nella piazza reale, quella della vita vera. Ma come funziona?

Grazie alla geolocalizzazione, è possibile risalire, in modo più o meno preciso, all’indirizzo dal quale è partita l’offesa razziale. Alcuni accordi con le concessionarie di pubblicità che gestiscono i cartelloni pubblicitari hanno poi permesso l’affissione, in formato 6 metri per 3, dell’insulto proprio di fronte casa (in certi casi perfino sul muro di casa) del bullo. Per una questione di privacy il nome della vittima e quello dell’autore dell’offesa vengono censurati. Il messaggio però no, quello resta urlato, a caratteri cubitali, sulla testa del leone da tastiera di turno. Una denuncia bella e buona. Tutto nasce dalle recenti offese ricevute da una giornalista di colore brasiliana.

Maria Julia Coutinho di Rede Globo è stata infatti presa di mira da alcuni utenti Twitter con centinaia di frasi razziste, appellativi offensivi ed epiteti irripetibili proprio durante la giornata contro le discriminazioni razziali. Una goccia che ha fatto traboccare il vaso e che è servita a mettere in atto la campagna di denuncia e sensibilizzazione. “Chi pubblica interventi di quel tipo su internet crede di potersene stare tranquillo nel conforto delle proprie case e fare ciò che vuole sulla rete – ha raccontato Jurema Werneck, fondatrice di Creola, alla Bbc – non lasceremo che accada. Possono nascondersi ma li troveremo”.

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