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La proposta di legge contro la pedofilia della Carlucci fa discutere tutti

Ogni tanto Gabriella Carlucci torna alla carica con una proposta di legge che riguarda la Rete e che rischia di scatenare polemiche; stavolta la proposta è stata pubblicata sul suo blog dopo aver scatenato illazioni varie.

Il primo elemento distintivo della proposta è il divieto di anonimato: si legge infatti che è vietato immettere in maniera anonima in Rete "contenuti in qualsiasi forma" per cui anche i soggetti che rendono possibile l'anonimato "sono da ritenersi responsabili", come gli utenti che lo fanno, "di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi e dello Stato".

Chiaramente la proposta contiene anche una parte relativa al diritto d'autore quando si legge che "in relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d'Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni": dunque, si propone una legge per farne rispettare un'altra, magari obsoleta e inapplicabile alla Rete?

La proposta della Carlucci, fa notare Repubblica che ha interpellato Guido Scorza, avvocato esperto di Internet, è inattuabile per il semplice fatto che non tiene conto della normativa comunitaria che "vieta che dalle azioni fatte dagli utenti possano ricadere responsabilità sui provider".

Punto Informatico al proposito scrive che "l'idea dell'On. Carlucci - anche prescindendo dall'inintellegibilità delle tipologie di contenuti raccolte tra parentesi - è illegittima, inattuabile e non auspicabile. Illegittima perché lo Stato non può esigere che i cittadini agiscano nello spazio telematico facendosi riconoscere se non pone, prima, a loro disposizione sistemi ed infrastrutture idonee a garantire loro tale possibilità. Inattuabile perché, allo stato, scrivere in calce ad un post su un blog un nome e cognome non significa aver adempiuto al precetto normativo caro all'On. Carlucci. Non auspicabile perché non si può esigere che un cittadino debba farsi identificare ogni volta che accede ad un forum di discussione, ad una chat o su un'altra qualsiasi piattaforma telematica".

La Rete si è subito mobilitata contro la proposta di legge della Carlucci e ovunque, a vario titolo, si fa notare come questa sia stata elaborata insieme a tale Davide Rossi che fa capo ad Univideo e ciò fa pensare più ad una proposta antipirateria che ad una proposta antipedofilia come invece ha voluto far credere la Carlucci parlando di un'iniziativa necessaria per evitare che Internet diventi la casa dei pedofili e della pornografia.

"Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri": così si chiama la proposta di legge dela Carlucci ma forse, senza entrare nel merito della cosa, sarebbe meglio che la Carlucci o chi per lei studiassero meglio la Rete, i suoi utenti e soprattutto la legge italiana prima di tirar fuori una proposta che sa tanto di regressione rispetto ai (pochi) passi avanti fatti negli anni.

Davide Rossi di Univideo e la pirateria online

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