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La nostra vita sul web? E' registrata da Google

Google è sempre nell'occhio del ciclone. Non passa giorno senza l'annuncio di nuovi servizi, o senza scandali - piccoli o grossi - relativi ad uno dei tanti rami sul web dell'azienda di Mountain View.

L'attenzione dei blogger è negli ultimi giorni tutta per il nuovo servizio chiamato Web History. Gli utenti che decidono di attivare tale servizio, consentiranno a Google di tener traccia di tutte le pagine web visitate durante la navigazione, al fine di creare una cronologia disponibile online e di poter cercare all'interno dei siti visitati.

La funzione, che ha sicuramente dei lati positivi (come la possibilità di catalogare le proprie ricerche e avere delle statistiche personalizzate) nasconde però dei lati oscuri, primo tra tutti l'allargamento dell'archivio di Google, che d'ora in poi avrà tra le mani l'intera vita sul web dei suoi utenti. Web History rappresenta una versione migliorata della vecchia Search History, il precedente servizio a disposizione degli utenti di Google che utilizzano la Toolbar del motore di ricerca.

I dubbi sulla maggiore invasività di Google nella vita privata dei suoi utenti si unisce ad altre notizie degli ultimi giorni, tutte relative al colosso di Mountain View. Proprio riguardo la sicurezza, il blogger Chris Pirillo ha riscontrato che alcuni utenti di Google Calendar hanno fatto un po' di confusione, e credendo di scrivere su un calendario privato, hanno inserito dati sensibili come username e password di diversi servizi. Peccato che abbiano impostato il loro calendario come pubblico, perciò tutti possono risalire facilmente a tali informazioni. Anche in questo caso Google è stato imputato di non aver comunicato in modo chiaro come settare correttamente lo stato di privacy dei calendari.

Nel weekend il blog ufficiale di Google dedicato al mondo Mac è stato vittima di hacking, ma i responsabili hanno prontamente rimesso le cose a posto. Non è la prima volta che un blog ufficiale finisce vittima di attacchi, più o meno innocenti che siano.

E Google è anche l'involontario protagonista di un curioso paradosso relativo al progetto di sensibilizzazione sul Darfur, di cui vi abbiamo parlato qualche tempo fa. E' stato scoperto che la visualizzazione delle mappe relative al genocidio non è permessa proprio agli internauti del Sudan, terra di queste atrocità. Ma il motivo di ciò non è imputabile alla censura, come immaginato da alcuni, bensì ad una sorta di embargo degli Stati Uniti, che vieta l'esportazione di prodotti e di conseguenza anche il download di Google Earth.

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