La banda larga deve essere un diritto, la richiesta di Anti Digital Divide

Presa di posizione dura e assolutamente condivisibile quella di Anti Digital Divide che chiede a gran voce al Governo di intervenire per garantire a tutti i cittadini, in tutte le zone d'Italia, l'accesso ai Servizi Universali.

Si tratta cioè di quei servizi che, per legge, devono essere garantiti alla popolazione: la linea telefonica, per esempio, è riconosciuta dalla legge un diritto per gli utenti.

Adesso, chiede Anti Digital Divide, è arrivato il momento che anche la banda larga sia riconosciuta, come già accaduto in Finlandia per esempio, come Servizio Universale e dunque sia regolamentata in maniera più chiara, efficace e soprattutto corretta rispetto ad ora.

"La nostra proposta", fa sapere l'Associazione, "è di inserire nel Servizio Universale la velocità di 1280/256 Kbit/s" per quel che riguarda la banda larga e per "rendere meno traumatico questo passaggio agli operatori e limitare i costi, si può prevedere l’obbligo di ottemperare alla fornitura di banda larga solo se sussiste, nella zona da coprire, un determinato numero di utenti pronti a sottoscrivere un abbonamento".

Nello specifico ADD parla di almeno 30 utenti nella zona da coprire nel 2010, almeno 20 nel 2011 e almeno 10 nel 2012 per arrivare al 2013 senza che sussista la necessità di avere un numero minimo di sottoscrittori.

"Raggiunto un numero di 30 unità e verificato che la loro zona non è servita dalla banda larga", propone ancora ADD, "gli utenti potranno rivolgersi, direttamente o tramite associazioni, all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni".

Corollario di tutto ciò è la richiesta che il Servizio Universale sia gestito non più solo da Telecom ma da tutti gli operatori del settore che ne facciano richiesta in modo da scardinare il monopolio e garantire facile accesso alle risorse a tutti gli utenti in tutte le zone d'Italia.

La proposta è sicuramente interessante e degna di ottenere visibilità e risposte chiare e precise da parte degli organi preposti in materia; per prendere visione dell'intero documento di Anti Digital Divide si può cliccare qui.

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