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Internet e libertà di parola, venti di censura dal Pdl

Oltre a scatenare dibattiti infuocati di vario tipo a livello politico, l'aggressione subita da Berlusconi sta facendo scatenare i politici del Pdl che propongono una sorta di censura preventiva sulla Rete.

Ripercorriamo la vicenda: il premier domenica sera è stato aggredito da un folle che ha agito per conto proprio. Su Internet si è aperto il dibattito e, come sempre accade in questi casi, alcuni hanno inneggiato a Tartaglia, altri hanno gridato ad un clima di odio e altri ancora hanno condannato il gesto pur riconoscendo dei problemi nella gestione della res publica in Italia.

A quel punto il ministro Maroni ha ben pensato di proporre un provvedimento di legge che permetta di chiudere gli spazi di discussione dove si presume venga compiuto il reato di istigazione a delinquere.

Immediata la risposta della politica stessa con Casini che ha intelligentemente dichiarato che "mettere le mani su internet è pericolosissimo... guardiamo all’esempio degli Stati Uniti [...] dove Obama riceve intimidazioni inaccettabili su Internet, ma dove a nessuno è mai venuto in mente di censurare, in un grande paese di democrazia liberale".

La questione è sostanziale e riguarda la percezione di Internet come strumento di democrazia e partecipazione: è infatti innegabile che da qualche anno la Rete sia diventata uno dei mezzi partecipativi per eccellenza e sia riuscita, si veda proprio l'esempio degli Stati Uniti, a modificare gli assets politici laddove la politica tradizionale non è riuscita ad arrivare.

Mettere il bavaglio alla Rete, impedendo il libero confronto, equivarrebbe a mettere un freno alla crescita della consapevolezza della società civile impedendo allo stesso tempo alla politica di sfruttare gli input derivanti dalla Rete per crescere, evolversi ed uscire dal guscio.

Lascia interdetti, infine, il tempismo di Maroni e del Pdl: è come se si aspettasse il primo incidente di percorso per varare "misure urgenti ed eccezionali" ed è come se servisse un pretesto per bloccare un canale informativo democratico, libero e accessibile.

Basterebbe semplicemente far rispettare le leggi già in vigore, applicandole a tutti senza distinzioni di ceto sociale, appartenenza politica e appartenenza sociale, per ristabilire il giusto equilibrio senza censurare niente.

foto ©Ansa

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