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Le conseguenze dell'incendio di Aruba

L'incredibile down di Aruba successo nei giorni scorsi ha portato ad una serie di reazioni e danni.

L'incendio scoppiato nella sede di Arezzo della società di hosting italiana tra le più usate ed economiche ha compromesso il datacenter con tre sale di server che gestiscono secondo i dati di Aruba circa 1,5 milioni di siti web italiani ma anche esteri.

I pompieri sono stati impegnati fino alle ore 8:00 ed hanno dovuto spegnere e arrestare completamente tutto il sistema anche per salvaguardare la sicurezza dei dati e dei servizi accessori offerti (PEC e gestione DNS). Aruba ha usato Twitter e comunicato mediante l'assistenza solo alle 12:25 che due sale su tre avevano ripreso a funzionare normalmente mentre per la terza si è dovuto attendere fino alle 14:40 mentre alle 15:30 è stata ripristinata l'intera alimentazione della server farm di Aruba.

Sono state cambiate oltre 1200 batterie degli UPS forniti da Eaton che hanno causato l'incendio anche se non si conosce ancora la causa. Le lamentele degli utenti hanno spinto le associazioni di consumatori Adoc e Codacons a valutare la possibilità di mettere in moto una class action per chiedere un risarcimento danni.

Vincenzo Cosenza ha analizzato la crisi di Aruba su Twitter cercando di capire le parole più usate, come si è diffusa l'informazione: il maggior numero di cinguettii si è avuto tra le 9.30 e le 13.00, con due picchi tra le 9.30 e le 10.30 (1.550 tweet) e tra le 12 e le 13 (1.578 tweet).

Qualcuno ha scherzato dicendo che il social media manager di Aruba è stato sicuramente contento dell'esplosione, è il caso di dirlo, dell'account Aruba su Twitter che ha raccolto migliaia di follower in pochissime ore.

Foto: www.warlandia.it/blog/index.php/2011/04/incendio-ad-aruba-it/

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