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Il web porta l'ipocondria?

L'allarme era scattato qualche tempo fa con le dichiarazioni di Farmindustria nei confronti dei social network.

Il web può creare dei falsi malati virtuali allevando una generazione di ipocondriaci? Repubblica segnala alcuni dati che vanno comunque presi con le molle.

Secondo il Censis il popolo dei cybernautici in Italia che cerca informazioni sanitarie è pari a 16,6 milioni di persone: per il 18% degli italiani il web rappresenta la prima fonte in questo campo.

Bisogna fare un distinguo afferma Claudio Cricelli, presidente della Simg, la Società italiana di medicina generale: 'un conto è chi cerca notizie su una malattia di cui soffre lui o un familiare, un altro è chi si connette perché ogni sintomo anche il più piccolo, genera ansia. Questi ultimi sono una minoranza, e non si tratta di ipocondriaci ma di persone affette da un disturbo maniacale che va oltre il mezzo attraverso il quale si manifesta'.

Anche Google Statistiche confermerebbe Cricelli poichè secondo Google Italia 'i risultati mostrano una chiara correlazione tra web e la vita di tutti i giorni. Con oltre un miliardo di ricerche sul nostro motore in tutto il mondo abbiamo riscontrato come alcune tipologie di ricerche - dice - tendono a ripetersi in determinati periodi dell'anno nel campo della salute, ad esempio nei periodi di diffusione dell'influenza'.

Non è un fenomeno solo italiano: in Inghilterra, 6 inglesi su 10 si rivolgono al web anziché al proprio medico. Il timore è che fermandosi alla prima ricerca sul web di temi in materia di salute gli utenti possano accrescare la propria ansia e trasformare i sintomi in qualcosa di più grave.

Insomma il web potrebbe aumentare l'ipocondria delle persone se abusato. Non è il caso di generalizzare o urlare ogni volta al web come diavolo tentatore e distruttore, la salute è una cosa seria e va salvaguardata con ogni strumento possibile. Ben venga se il web può dare una mano iniziale.

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