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Il terremoto raccontato sui blog

Il web in questi giorni ha raccontato il terremoto in Abruzzo attraverso tutti i mezzi che ha disposizione ed emergono in queste ore le storie riportate dai protagonisti della tragedia attraverso i propri blog personali. Scrivono di quello che hanno provato e di quello che si sta facendo per superare questa situazione, ma soprattutto raccontano una verità che non passa per i grandi media.

Dal blog di Anna: ”La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila”.

Dal blog di Valeria: ”C’e’ una madre che vive a mezz’ora dall’Aquila. Sono le undici di sera, e’ a letto, dovrebbe dormire, ma non ci riesce perche’ pensa alle sue due figlie che vivono a l’Aquila, in centro. Le ripetute scosse sismiche la preoccupano al punto da toglierle il sonno. Decide di alzarsi, di vestirsi e di mettersi in macchina. Arriva all’Aquila, vince la ritrosia delle figlie e le riporta a casa con lei. Poche ore dopo il centro della citta’ si sgretola come un castello di carte”.

Dal blog di Cristiana le scosse a Roma: ”Questa sera con F. ed S. eravamo al discount mentre c’è stata la scossa delle 19:00. L’ho sentita anche io, ed è la prima che sento, la casa al piano terra difende il mio sonno da giorni. Dal palazzo in cui eravamo, dai piani alti, sono scesi in strada tutti gli impiegati. Noi avevamo i carrelli pieni di carta igienica, acqua, pannolini per bambini, pasta e riso da portare alla Croce Rossa. Un pò di paura, molta calma, italiani e rumeni e asiatici in fila che ci sorridevamo amaramente, pensando a chissà quale scossa si era sentita là. In Abruzzo. Per un attimo un Paese solidale e multirazziale. Poi la macchina carica, arriviamo alla CRI. Sono in 4 o 5, i volontari, stanchi e con una montagna di roba da catalogare, da mettere negli scatoloni. Beh…è stato bello, finalmente fare qualcosa, una piccola cosa”.

Da Paolo’s blog: ”Il caposquadra dei pompieri Marco Cavagna ci ha lasciato la pelle, nel tentativo di salvare quella degli altri. Era partito coi colleghi da Bergamo per L’Aquila all’alba. La sera era già al lavoro tra le rovine della città fantasma. Una fitta e si è acca¬sciato. C’è da sperare che almeno l’ambu¬lanza fosse in ordine. Perché, insieme con tanti eroi ricchi di coraggio e generosità come lui, i vigili del fuoco arrivati da tutto il Paese sono stati costretti a portare in Abruzzo anche vecchi camion scassati”.

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