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Il gruppo "Uccidiamo Berlusconi" non chiude ma cambia nome

Le polemiche, di questi giorni, suscitate dal gruppo su Facebook "Uccidiamo Berlusconi" hanno creato un vero e proprio caso politico. Il Ministro dell’interno Roberto Maroni ha dato disposizioni affinché questa pagina venga oscurata e denunciati alla magistratura quelli che sono intervenuti.

Il Ministro ha aggiunto: “Non credo che esista un paese al mondo dove qualcuno può scrivere su un sito “Uccidiamo il premier”. È apologia di reato, anzi peggio. È un problema di cultura: se passa il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose, c'è il rischio che poi a qualcuno venga in mente di metterle in atto”.

Dopo questo pressing, Facebook non ha oscurato il gruppo, probabilmente perché le minacce non erano reali, ma potrebbe aver contattato gli amministratori affinché cambiassero il nome. Infatti il gruppo è diventato “Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione...RISPONDI ALLE NOSTRE DOMAND”. Un chiaro segno di come questa pagina era ed è solo un gruppo di "affermazioni bizzarre", così come definito dal suo amministratore Alberto Raul M.

Mentre aumentano gli iscritti, quasi 24.000 membri, gli stessi amministratori lasciano online un messaggio che fa dubitare sulla volontarietà di questi nel cambiare la denominazione: "Non sono IO io non c...'entro niente, informo e basta. cmq. è cosi' l'amministratore o chi puo' rimette il nome originale ma dopo pochi secondi o minuti il nome cambia in qualcos'altro. CENSURA. altrimenti si iscriverebbero troppe persone”.

In attesa di scoprire la verità, su Facebook ricercando “Uccidiamo Berlusconi” non risulta nessun gruppo che minacci la vita del Premier ma al suo posto ci sono: "Per favore, non uccidiamo Berlusconi", con circa 1600 membri, "UCCIDIAMO TUTTI TRANNE BERLUSCONI" con soli 29 partecipanti e "Uccidiamo quelli che vogliono uccidere Berlusconi" con 57 membri.

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