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i-Doser, da droga virtuale a bufala

In questi giorni si sta facendo un gran parlare di i-Doser, fenomeno ribattezzato in diversi modi: "droga virtuale", "cyberdroga", "dosi musicali". Ma di cosa si tratta, e cosa c'è di vero?

Innanzitutto, ecco la spiegazione di chi si dichiara punto di riferimento sull'i-Doser: "Drogarsi su Internet senza ingerire alcuna sostanza grazie ad I-Doser.com: questa e' l'ultima moda fra i giovani spagnoli (e adesso anche da noi in Italia) che stanno impazzendo per gli stupefacenti e allucinogeni virtuali disponibili per pochi euro sulla Rete. Basta scaricarli subito ad un modico prezzo o comprarli su CD o MP3 e 'ascoltarli' a casa propria a volontà e senza bisogno di fornitori e senza gli eventuali rischi legali. E si ottengono anche 'prove' gratuite. Una dose costa appena 3 euro, mentre un CD o MP3 con Peyotl, Cocaina, Marijuana e Oppio costano rispettivamente 16 e 13 euro e stessi prezzi per altri con Lsd, Extasis, Morfina e via dicendo. Prezzi assai inferiori a quelli delle sostanze vere e proprie". Insomma, file audio ad una frequenza particolare che danno un effetto-droga una volta ascoltati in cuffia.

A lanciare l'allarme su I-Doser è stata poi la Guardia di Finanza. Il colonnello Umberto Rapetto, nucleo speciale frodi telematiche, ha spiegato che questi suoni, "Marijuana, Cocaine, Opium, and Peyote, 4 dosi su Cd" - hanno un prezzo talmente basso da meritare attenzione e studi aggiuntivi: "L'I-Doser all'inizio viene regalato come una dose tradizionale, scaricare i file è quindi gratuito. Dopo, per procurarsela bisogna pagare - dice il colonnello citato da Tgcom - e su questo si può immaginare anche una speculazione del crimine organizzato, sebbene ci sia una fondamentale differenza rispetto alle droghe tradizionali: le dosi virtuali sono utilizzabili più volte".

Ma l'allarme, rilanciato da diversi media italiani (guarda la gallery con l'allarmistica rassegna stampa) non trova riscontri particolari, anzi è il blogger cacciatore di bufale Paolo Attivissimo ad indagare: "Vero: si trovano nei circuiti P2P file audio di questo genere. Ma sono davvero droganti? Ne ho scaricati alcuni tramite amici e li ho ascoltati in cuffia. Non hanno prodotto alcun effetto, se non quello di una notevole irritazione (in gergo tecnico, orchiclastia), perché non è musica: è rumore fastidiosissimo. Ma qualcuno di coloro che ne parlano li ha provati ed ha verificato che danno sballo, ha della letteratura medica a supporto, oppure si tratta dell'ennesima stupidata inventata da chi non capisce granché di tecnologia e usa queste cose per vendere fumo o per criminalizzare chi usa il peer to peer?".

Al Messaggero poi la GdF quasi rettifica: "Dovremmo prima averla provata, cosa che ovviamente non abbiamo fatto. Siamo ancora in una fase di monitoraggio del fenomeno avvertiti dai colleghi degli Usa, abbiamo notato che anche in Italia si sta diffondendo, abbiamo trovato commenti, post sull'argomento", dice il colonnello Repetto, che poi però insinua un nuovo dubbio: "Verificare se nei file ci siano nascosti messaggi subliminali".

Interpellato dal giornale romano anche il neurofarmacologo Felice Nava, che porta concretezza al dibattito: "Non ci sono studi scientifici o report anche aneddotici che possano far pensare che alcune musiche possono determinare fenomeni neurobiologici del tutto simili a quelli prodotti dalle più pericolose sostanze d'abuso. E' una trovata commerciale ideata da astuti e loschi personaggi, con il solo scopo di arricchirsi sfruttando la credulità e la voglia di sballo a ogni costo di alcuni ingenui giovani cibernauti".

Insomma, allarme infondato. Al limite quei suoni procurano del mal di testa (nulla di incredibile o nuovo, basti pensare alla psichedelia anni '60). A chiosare il tutto è un commentatore di Attivissimo: "Il vero problema da risolvere oggi è l'allarmismo provocato dalle fonti ufficiali d'informazione. Quelle danno sì assuefazione. :("

 (foto da I-doser.com e Il disinformatico)

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