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I blogger denunciano l'Huffington Post

E alla fine forse il nanopublishing online fece più danni che bene.

Chi ha saputo cogliere questo trend circa 5 anni fa è stata Arianna Huffington fondando il suo giornale Huffington Post: ha riunito circa 9000 persone molte delle quali collaborando gratis in cambio di una buona visibilità. Ma il gioco è valso davvero la candela?

Lo scorso Febbraio il cambiamento epocale: AOL compra l'Huffington Post per 315 milioni di dollari e ad Arianna viene dato il ruolo di responsabile editoriale, continua ad essere lei più o meno il capo indiscusso.

Ora i blogger che hanno collaborato gratuitamente per anni non ci stanno: capitanati da Jonathan Tasini, esperto di economia e mercato del lavoro, hanno deciso di avviare una class action contro l'Huffington Post.

Tutti quelli che hanno collaborato erano ovviamente a conoscenza dell'obiettivo dell'HuffPo di fare ricavi e soldi dall'attività dei blogger e per questo Tasini, che ha conservato post e commenti di circa 5 anni di post, presume che lo HuffPo dopo aver monetizzato con la vendita debba pagare i contenuti arretrati che non aveva mai assicurato di voler renumerare.

La class action in effetti ha subito delle critiche e probabilmente legalmente non si può obbligare Arianna Huffington a pagare però Tasini è scatenato e anche se non riceverà soldi farà in modo di colpire l'HuffPo e costringere la Huffington a pagare i collaboratori attuali.

Dall'Huffington Post hanno ribadito che questo è ed era il loro modello: 'I nostri blogger usano la nostra piattaforma per diffondere le proprie idee e moltiplicare le visualizzazioni. La usano come fanno centinaia di persone che partecipano a show televisivi per raggiungere un pubblico più ampio possibile'.

La Huffington ha un contratto di 4 milioni di dollari ed ha sempre risposto duramente alle accuse e proteste di sciopero rispondendo con un 'fate pure' ed anche per questo Tasini ha definito i blogger che lavorano all'HuffPo degli schiavi moderni.

La vicenda dell'Huffingon Post fa riflettere proprio mentre si discute sul futuro dei giornali online: secondo Beppe Grillo sono in declino e sopravviveranno solo i figli dei giornali cartacei.

 (foto © LaPresse)

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