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Hacker rubano dati dalle Università italiane

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Difendere i diritti dei cittadini con la cultura hacker è un modo sbagliato? O forse dovremmo parlare solo di lamer irresponsabili?

Ultimamente è tutto un susseguirsi di voci sugli arresti degli Anonymous italiani, la cellula hacker che ha promosso manifestazioni e organizzato forme di protesta online con attacchi informatici mirati. Il gruppo smentisce i media e le voci sull'arresto del capo.

C'è però un altro gruppo che si è dimostrato efficace ed attivo ed è quello del Lulz Security, lo stesso che ha messo in crisi Sony e il suo network, perfino la Cia. Attraverso il profilo Twitter LulzStorm è stato divulgato un file dei circuiti Torrent contenente dati personali di alcune Università italiane.

Il gruppo LulzStorm ha attaccato alcuni database delle università scovando negli archivi nomi e cognomi, username, password, numeri di telefono e indirizzi email di professori, ricercatori e studenti. Sono poche le informazioni private ma il furto di identità è comunque rilevante e molte università hanno consigliato di cambiare password e chiavi d'accesso.

Nel comunicato di LulzStorm si leggeva: 'Italiani come potete affidare i vostri dati a tali idioti? È uno scherzo? I loro siti sono pieni di debolezze. Cambiate password ragazzi; cambiate concetto di sicurezza, università. Avremmo potuto rilasciare molto di più, avremmo potuto distruggere db e reti intere. Siete pronte per tutto questo?'

Il gruppo si è vendicato proprio delle perquisizioni, denunce e arresti dei giorni scorsi ai danni della rete di Anonymous. Le università italiane colpite dal saccheggio sono 18:

  • unisi.it
  • unisa.it
  • uniroma1.it
  • anotonianum.eu
  • econoca.it
  • uniba.it
  • unibocconi.it
  • unifg.it
  • unime.it
  • unimib.it
  • uniurb.it
  • unibo.it
  • unipv.it
  • unina2.it
  • unile.it
  • polimi.it
  • unito.it
  • unimo.it

Gli articoli apparsi anche online sono un po' esagerati rispetto alla mole e al tipo di dati contenuti nel file i quali provengono non dai database interni degli atenei ma da molti siti dati in outsourcing o satelliti, da CMS che per hacker esperti possono bucare facilmente.

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