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Google-Vividown, la ricostruzione della Procura

Non si placa la querelle relativa alla condanna emessa nei confronti di tre dirigenti di Google Italy per la pubblicazione di un video che mostrava quattro studenti di un istituto tecnico di Torino molestare un loro compagno affetto dalla sindrome di Down.

L'ultimo atto lo scrive la Procura della Repubblica inviando una missiva al settimanale Espresso in cui critica l'atteggiamento di Google che si è sempre qualificato 'in relazione al servizio Google Video, come mero intermediario, non assumendo quindi alcuna responsabilità sui contenuti'.

La Procura spiega anche di aver chiesto a Google 'informazioni sulle segnalazioni volte alla rimozione del video da parte degli utenti (tra le quali, peraltro, agli atti risulta anche quella del 5 novembre 2006 ad opera di D'A. nonché quella successiva di Roversi con il sistema del flag in) nonchè tutti i dati utili alla ricostruzione della indicata pagina web, dal momento che – dall'analisi del file depositato – non emergevano ulteriori spunti investigativi (trattandosi di file.doc, e quindi opera di un mero copia-incolla del contenuto della pagina web - ad opera del Roversi - prima della sua rimozione) per risalire ai mittenti di tali segnalazioni'.

Il materiale consegnato da Google, però, sarebbe stato 'evasivo' e non esaustivo e ciò avrebbe portato all'emissione della sentenza di condanna di cui solo tra poche settimane potremo avere chiara valutazione leggendo il dispositivo della sentenza.

(foto ©Sxc.hu)

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