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Google paga le tasse in Italia: 320 milioni di euro versati al fisco

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Il contenzioso tra il fisco italiano e Google sembrava andare per le lunghe e invece con un colpo a sorpresa l’azienda di Mountain View ha deciso di pagare circa le tasse dovute. Si tratta di un importo pari a circa il 40% dell’imponibile calcolato sul suolo italiano. Una cifra che si aggira, euro più euro meno, intorno ai trecentoventi milioni di euro. Google, infatti, ha realizzato un imponibile, negli ultimi cinque anni, pari a circa ottocento milioni di euro.

E’ stata un’evoluzione rapida ed a sorpresa perché il colosso americano, che ha le capacità economiche di uno stato di medie dimensioni, poteva di sicuro dilatare i tempi della decisione finale. Oltretutto a maggio dovrebbe arrivare un decreto legislativo che sottrarrà alla rilevanza penale questa tipologia di situazioni. Quindi un ulteriore vantaggio a cui Google ha rinunciato.

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La decisione è arrivata al termine di una lunga riunione tra gli avvocati tributaristi e penalisti al servizio di Google da un lato e la Guardia di Finanza ed i magistrati milanesi che si sono occupati dell’indagine. Un gran ruolo lo ha avuto l’ex ministro Paola Severino. E’ stata comunque decisiva la volontà di Google di lanciare una sorta di strategia della distensione.

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Google, infatti, è al centro di molte diatribe di carattere fiscale e legale dovute a Google News il suo aggregatore di notizie che di fatto realizza un prodotto di grande successo sfruttando le notizie prodotte da blog e magazine che sottostanno a precise regole economiche. Quanto successo in Spagna comunque ha scalfito l’immagine della società americana che ha lanciato un programma di rientro negli ambiti fiscali dei singoli paesi.

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L’indagine della Guardia di Finanza e del magistrato Isidoro Palma ha portato alla luce il percorso del denaro guadagnato da Google. Gli inserzionisti italiani inviavano i soldi ad una società irlandese che li girava ad un’altra società olandese che chiudeva il cerchio con una seconda società irlandese controllata da una società da due diramazioni con residenza fiscale alle Bahamas. Tutte pubblicamente legate a Google, quindi nulla di losco, ma essendo stati i servizi erogati, richiesti e utilizzati su suolo italiano le imposte andavano pagate in Italia e così è stato.

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