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Google condannato: suggeriva truffa dopo il nome di un imprenditore

Cade una brutta tegola su Google e sul suo motore di ricerca in seguito ad una causa intentata da un imprenditore italiano.

Il 31 Marzo il Tribunale di Milano emana una ordinanza che ritieneGoogle responsabile di diffamazione nei confronti di un imprenditore nel settore finanziario.

Secondo i giudici il motore è responsabile per non aver modificato ed evitato che il servizio di 'suggest search'del proprio motore suggerisse termini come 'truffa' dopo il nome dell'imprenditore A.B. In pratica chi cercava il suo nome aveva come autocompletamento due parole: 'truffa' e 'truffatore'.

Secondo l'imprenditore che ha presentato un ricorso d'urgenza questo risultato non era frutto di informazioni memorizzate su server di Google ma causate dal software automatico di Google che abbinava automaticamente le parole.

I giudici hanno confermato è chiarito che Google Suggest è responsabile e fa diffamazione in quanto 'la ritenuta valenza diffamatoria dell'associazione di parole che riguarda il reclamato è innegabilmente di per sé foriera di danni al suo onore, alla sua persona ed alla sua professionalità'.

Google è stato equiparato ad un 'hosting provider' e dunque l'imprenditore ha ottenuto l'eliminazione del collegamento che lo riguardava e secondo il suo legale Carlo Piana ha scritto in relazione alla responsabilità del completamento automatico che 'tutti i casi sono diversi quindi non vi è alcuna garanzia che casi simili possano portare allo stesso risultato'.

Secondo l'avvocato Guido Scorza invece 'i suggerimenti non fanno che raccontare la storia delle altrui ricerche e metterla a disposizione di nuovi utenti. Se la storia è vera, non c’è ragione per chiedere a Big G di non raccontarla'.

Gli dà ragione anche il giornalista Alessandro Longo secondo il quale 'andando via lo scudo della neutralità, gli intermediari sono chiamati a vigilare sui contenuti che offrono agli utenti. Va via un pilastro della libertà su internet, in nome degli interessi di singoli'.

E' possibile ritenere Google responsabile di contenuti che non sono di sua produzione e ospitati sui suoi server ma frutto di 'valutazioni' degli utenti di Internet?

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