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Google condannato, le reazioni alla sentenza

Dopo la condanna emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di tre dirigenti di Google, accusati di aver violato la privacy permettendo l'inserimento su YouTube del famoso video contenente violenze esplicite ai danni di un disabile, le reazioni non si sono fatte attendere.

Se gli Usa parlano di censura e di violazione delle libertà fondamentali legate al Web, le voci che si levano dall'Italia non sono di tutt'altro tenore.

L'avvocato Guido Scorza, esperto di diritto online, spiega che si ravvisa una sostanziale disparità tra il trattamento ricevuto dai dirigenti di Google e la disciplina italiana che all'articolo 5 del Codice della Privacy sostiene che i soggetti di diritto straniero non possano essere trattati alla stregua dei soggetti di diritti italiani e dunque non possano essere sottoposti ai provvedimenti stabiliti dal Tribunale di Milano.

Scorza sostiene che se il Tribunale ha ritenuto Google responsabile di violazione della privacy per non aver chiesto al Garante per la privacy l'autorizzazione a procedere all'upload del video del bambino disabile la questione è seria e preoccupante in quanto presuppone 'un'analisi manuale dei singoli contenuti oggetto di upload' che è 'evidentemente incompatibile con quella di qualsiasi gestore di piattaforma user generated content'.

A ciò si aggiunge, infine, il fatto che l'Unione Europea ha stabilito che non è compito dei gestori sorvegliare sui contenuti uploadati e dunque le accuse a Google sono da studiare con precisione e alla luce della reale motivazione della sentenza che ha spinto il Tribunale ad aggirare certi ostacoli legislativi evidenti.

L'associazione Vividown che aveva intentato la causa ha intanto fatto sapere tramite uno scritto sul suo sito Internet, che 'il fine non era quello di censurare la libertà di espressione su internet, ma quello di ottenere una pronuncia che riconoscesse la tutela ai diritti fondamentali delle persone, tra i quali rientra il diritto alla privacy'.

Google è colpevole o no? E spetta a lui, come a tutti i provider, la gestione e l'analisi dei contenuti postati dagli utenti?

(foto ©Jack)

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