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Giuseppe La Spada, l'intervista di Excite

Unico italiano ad aver vinto quest'anno ai Webby Awards, i premi Oscar del web, Giuseppe La Spada è un artista a tutto tondo: web-designer, grafico, fotografo. Ha battuto tutti grazie ai voti del pubblico nella categoria Net Art: la sua opera "Mono No Aware", fatta di affascinanti creazioni in Flash, è parte di "Stop Rokkasho" progetto del premio Oscar giapponese Ryuichi Sakamoto per sensibilizzare sui rischi di un impianto di produzione del plutonio in Giappone.

Excite ha incontrato il 33enne artista per scoprire tutto su di lui e sulla sua passione per l'arte digitale, che l'ha portato dalla Sicilia (Milazzo, per la precisione) a Treviso (dove risiede attualmente), fino a New York dove a giugno sarà ufficialmente proclamato vincitore dei Webby Awards. Ai nostri lettori ha regalato una sua opera, come ci spiega nella nostra intervista.

Chi è, e da dove viene Giuseppe La Spada?
Il mio percorso è tortuoso... io facevo giurisprudenza, coltivavo la mia passione per la pittura ma in Sicilia è difficile avere velleità artistiche o confronti, hai al contrario un contesto che è una culla meravigliosa per chi vuole fare questo da grande. Perciò ho mollato tutto contro il volere di tutti, ho fatto lo Ied e appena uscito ho avuto l'onore di insegnare lì... è stato un trauma per la mia famiglia, in Sicilia una laurea è un must, ma alla fine mi hanno capito.

Come ti senti ad aver vinto un premio oscar del Web ed essere accostato agli altri vincitori come David Bowie?
Sono onorato ed emozionato... credo che siano cose che capitano una volta nella vita. Ma credo che alla fine sono altre le cose che mi fanno sentire bene in questo momento: la gioia più grande è la speranza di essere preso sul serio, di poter avere più spazio per 'imporre' la mia visione. E' una ricerca inconscia di serenità e comprensione, e spero che questo premio mi dia questo... la possibilità di fare un uso diverso del web che nessuno ha mai compreso.

Le tue opere in Flash rappresentano degli spazi in cui chi vi entra può muoversi liberamente, metterci mano, sentirsi coinvolto. Quali sono le sensazioni che vuoi offrire e come si instaura un rapporto con il fruitore dell'opera?
La scelta di questo media non è casuale, sono sempre stato affascinato dal concetto di sinestesia, di 'opera totale' auspicata dai tempi di Wagner. Con questo strumento hai una cosa in più, l'interattività, il fruitore non è più spettatore passivo ma è parte integrante di un processo creativo. Nella fattispecie di "Mono No Aware" è lui causa ed effetto di tutto ciò che fa, è come se fosse un uomo potente che inconsciamente procura danni a sé e ai suoi simili giocando ad un gioco che è la nostra vita... la metafora della deformazione, del non ritorno quando si portano le cose all'estremo, del denaro che non può sempre resettare tutto.

Parlavi di "Mono No Aware", l'opera grazie alla quale hai vinto il Webby Award. Come è nata la collaborazione con Sakamoto e come ti sei sentito ad essere coinvolto in un suo progetto?
E' una favola dei giorni nostri che solo internet poteva rendere possibile. Io sono un suo fan e avevo letto del progetto "Stop Rokkasho". Ho preparato una cosa semi-definitiva e l'ho mandata a lui. Dopo un paio di giorni mi ha risposto entusiasta e ci siamo incontrati a Roma. Io ero imbarazzato, mi ha accolto come se fossi io la star dicendomi che tutti gli avevano detto che io avessi un grande talento.

Che uomo è Ryuichi Sakamoto?
Lui dà pochissimi input e ama che sia tu a stupirlo. Ad esempio per "earthmachine" mi manda un piccolo video e mi dice 'please gioca con questo', poi sono nati dei video per le prossime performance e promo per il Giappone. Per me è un sogno. L'altra sera sono stato ospite suo, è una persona fantastica con cui mi sento di essere cresciuto tantissimo, disponibile e geniale.

Ancora una volta siamo di fronte alla storia di un siciliano che emigra al nord per avere successo, e trova gloria anche fuori dai confini europei. Che ne pensi?
Penso che sia triste per una persona mollare la sua terra e le sue persone per inseguire la propria strada, forse nei nostri geni è insita questa propensione, io la vivo come una possibilità di arricchirmi... chi fa questi mestieri ha la necessità del confronto, di subire delle contaminazioni. Mi piacerebbe che tutti noi siciliani un giorno (non per la pensione) tornassimo a restituire qualcosa alla nostra terra. Le cose non cambieranno mai se si resta via per sempre. Io devo molto alla mia educazione visuale siciliana (i miei colori, l'arte di fare con poco, etc).

Tu collabori con diverse grandi compagnie, come grafico e web-designer. Come ti dividi tra professione e passione, e quali sono le tappe della tua crescita artistica?
Ci sono cose che faccio perché le amo e altre per vivere, io sono orgoglioso delle cose più artistiche e non dei lavori commerciali. Dal 2000 ad adesso sento di essere sempre cresciuto, questa è la cosa che mi fa sentire bene, nei primi anni ho seguito la corrente con un occhio sempre all'estero, nel 2005 ho fatto quello che è il mio sito attuale che è molto distante dalle mode. Così è iniziata la strada che culmina con "Mono No Aware".

Le tue opere Flash sono dei giochi per il tuo pubblico, che regalano momenti magici di sospensione...
Si, a tal proposito vi voglio proporre un'opera inedita, "Londonset". E' solo una demo di una consolle più complessa. Per me è rappresentativo del discorso che facevamo all'inizio, lo devi navigare e usare con curiosità per renderlo vivo. Mi emoziona ogni volta che ci interagisco, come "Mono No Aware"... quello è per me è l'indice di aver fatto una buona cosa.

Sei un'artista a 360°: oltre a sperimentare le forme del web, sei anche un fotografo. Abbiamo raccolto alcuni tuoi scatti e elaborazioni digitali in questa fotogallery. Ci parli della tua passione per la fotografia?
Io ho sempre bisogno di stimoli nuovi, di fare cose propedeutiche al completamento della mia figura, faccio anche un po' di musica per dirti quanto sia irrequieto. Come vedi anche dalle illustrazioni digitali, tutto per me nasce dalla fotografia, ma non è una foto intesa classicamente, è pensata a priori per un uso che va oltre per diventare qualcos'altro. Amo manipolare o comunque trovare qualcosa di caratterizzante, cerco di fermare quello che mi emoziona. E' come se avessi un enorme freezer in cui congelo delle emozioni, dei momenti, per poi riviverli o alterarli a seconda degli usi. Per me la macchina fotografica è come un campionatore per un musicista. Amo le persone, non tanto i paesaggi.

Tra le tue opere fotografiche, è molto affascinante la serie Fanatic Food (guarda la gallery), che osserva il cibo da un punto di vista sicuramente speciale, quasi intimo. Come sono nate queste foto?
Due anni fa ho deciso di rafforzarmi fotograficamente. Ho preso una macchina e trovato l'argomento. Dopo è stata una ricerca di pensieri e immagini sul tema. Il segreto è trattare con ironia un argomento mantenendo sempre l'esteticità. Molte sembreranno foto da stock o commerciali ma alla fine ne sono molto contento. Oggi riesco a prendere anche lavori in fotografia grazie a quest'allenamento.

Tra un mese a New York ci sarà il gran momento della consegna del premio. Riuscirai ad esserci?
Proprio pochi giorni fa discutevo con Ryuichi Sakamoto riguardo al discorso di ringraziamento che potrei fare, sarà importante far emergere lo scopo ambientalista del progetto dietro "Mono No Aware". Sì, spero proprio di essere lì a prendere la mia statuetta e dire il mio 'Thank you'!

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