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Giappone, censura web per le elezioni

Molte volte siamo costretti ad attestare che il nostro paese è molto indietro rispetto a determinati argomenti. La storia di oggi però viene dall'iper-moderno Giappone, che adotta un'assurda legge elettorale la quale - di fatto - censura il web.

A partire da giovedì scorso, tutti i poltici giapponesi candidati alle elezioni nazionali sono obbligati a chiudere il proprio sito web. Tutto questo a causa della legge locale per la par-condicio, che - a differenza che da noi - regola non solo la tv ma anche la rete, tenendola completamente al di fuori delle campagne elettorali.

Un ritorno agli anni '50, spiegano gli analisti, con i candidati che dovranno conquistarsi il voto della gente nel modo più classico possibile: scendendo in strada, stringendo mani e annunciando il suo programma usando auto con megafono sul tetto. Legge assurda, tanto più se si considera che durante i periodi di non-campagna elettorale è consentito per i politici comunicare con i cittadini tramite il web.

Il Prof. Yasunori Sone, analista politico, spiega alla BBC che questa situazione è voluta dai grandi poli, i quali vogliono in questo modo arginare la crescita dei partiti più piccoli e orientati all'innovazione. Ma forse c'è anche un problema socio-culturale: pare infatti che i più giovani, quelli che più usano internet, non vedano di buon occhio un'eventuale apertura della poltica giapponese alla rete. A spiegarlo sono gli stessi ragazzi, interpellati dalla BBC: "YouTube? E' casual. Va bene per la musica o i filmati divertenti, mica per i politici!" Ditelo ad uno che YouTube lo usa spesso e volentieri: Antonio Di Pietro.

[nella foto, il Primo Ministro in carica Shinzo Abe]

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