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Festival internazionale del giornalismo, le ultime considerazioni

La quarta edizione del Festival del giornalismo internazionale, svoltosi a Perugia, ha chiuso i battenti da qualche ora. Cinque giorni di interventi, di dibattiti sull’informazione di ieri e di oggi, quella che vive sui nuovi media, che prima di tutto deve essere libera.

Un’edizione, questa, caratterizzata da moltissimi volti noti del giornalismo e non solo: da Roberto Saviano insieme ad Al Gore (video), passando per Eugenio Scalfari, Giuseppe Tornatore, Walter Veltroni, Michele Serra, Concita De Gregorio, Enrico Mentana, fino a Paul Steiger, direttore di ProPublica.

Riguarda i video del Festival 2010 a Perugia

Online si possono trovare spunti interessanti degli argomenti trattati durante questi 5 giorni. L’Espresso si concentra sul confronto tra stampa cartacea e digitale, secondo cui non ci sarebbe un conflitto: 'Sono proprio i social media a consentire ai lettori di entrare nella notizia, dialogare davvero con chi produca contenuti, metterne in questione l'autorità dopo averne colto la figura nella sua interezza, professionale e umana, se è vero che strumenti come Facebook e Twitter permettono di sbirciare nel vissuto quotidiano dei giornalisti, nei loro vizi e nelle convinzioni'.

Anche Luca De Biase parla di cooperazione online: 'La cultura della rete è orientata alla cooperazione non perché è buona o favolistica. Ma perché in molti casi la cooperazione vince sulla rapacità. Non in tutti i casi, ovviamente. E non automaticamente. Occorre che chi vede un problema lo racconti e attivi le forze di chi sa fare qualcosa per risolverlo. E questo peraltro avviene spesso, se non sempre'.

Wittgenstein, invece, valuta il problema della certezza della fonte online: 'Glaser ha ricordato la regola di non pubblicare mai niente di cui ci sia solo una fonte. 'Never trust anything you see once'. Un inviato della BBC in Italia ha poi raccontato della sua meraviglia per il “sarebbe journalism”, ovvero quell’attitudine del giornalismo italiano di dare le notizie al condizionale, piuttosto che dare notizie vere o non darle'.

Vittorio Zambardino ha parlato di giornalismo investigativo: 'Perché una cosa il giornalismo investigativo di certo non è. Non è la selezione critica di seconda battuta, il lavoro a ridosso dei media mainstream, per trovare chiavi, temi, letture preferite. E per rifargli le bucce. Tutte cose meritorie e importanti. Ma l’investigazione è altra roba, roba dura. Che può bruciare vite, reputazioni, denaro, speranze. Tutte cose fondamentali. Beni pubblici da difendere. Anche questo è un lavoro da fare'.

Commenti su Facebook definiscono tale esperienza come interessante e fondamentale da cui ripartire per una nuova coscienza, per una nuova visione del giornalismo, considerando il web una risorsa e un’opportunità.

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