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Farmindustria è contro i social network

Farmindustria, associazione delle imprese del farmaco aderente a Confindustria, è contro i social network e la cattiva immagine che creano nei confronti dei vaccini.

'Le vaccinazioni sono viste come le streghe di molti anni fa'. A dichiararlo è Daniel Jacques Cristelli, presidente del Gruppo vaccini di Farmindustria, che ha commentato la ricerca del Censis sui dati del 2010.

Cristelli ha aggiunto: 'se guardiamo ai social network, solo su Facebook sono 40mila le pagine dedicate al tema e 1.200 i gruppi sui vaccini che contano complessivamente 110mila iscritti. Quel che spaventa è che nel 95% dei casi l'immagine che ne deriva è negativa'

Su Youtube inoltre ci sono 10 mila filmati sui vaccini e su 10 video scaricati ogni giorno c'è un 'tasso di negatività' del 90%. Cristelli ha ribadito: 'il problema è che sul web tutti possono o devono dare la loro opinione e così spesso si alimenta la cattiva o vecchia informazione. Ne siamo tutti vittime e finisce che non sappiamo più a chi credere, mentre i riferimenti per l'approccio ai vaccini dovrebbero essere altri, ministero della Salute e Istituto superiore di sanità in testa, poi i medici con i loro consigli. Questi dati ci spaventano.'

Farmindustria punta il dito contro le reti sociali che secondo loro sono responsabili della disinformazione e di una cattiva comunicazione sull'uso dei vaccini. Accusare le piazze virtuali ergendole a nemico pubblico sta diventando fin troppo facile?

Certo, in Rete circola da tempo una teoria sul completto delle case farmaceutiche che riguarderebbe l'eccessiva produzione di vaccini anche quando non c'è bisogno. La stessa OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ammise di gestire in maniera errata l'influenza A a seguito di molte polemiche scoppiate sui media e sui blog internazionali.

Secondo il Censis i cittadini verrebbero condizionati soprattutto dai casi negativi che vengono raccontati attraverso i social network. Il 34% degli italiani, ovvero circa 16,6 milioni, utilizza il web per informarsi sulla propria salute ed è un numero che cresce in funzione del livello di istruzione. Nel 40% dei casi i cittadini mettono in pratica ciò che hanno letto online.

Facebook, Twitter, YouTube e gli altri social network sono davvero decisivi e in grado di influenzare il comportamento e la salute dei cittadini? Non c'è nessun difetto di comunicazione e di informazione da parte delle case farmaceutiche e dei dottori?

 (foto © LaPresse)

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