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Facebook contro l’emendamento D’Alia

”Chiudere Facebook per i gruppi che incitano alla violenza è come chiudere una stazione ferroviaria per alcuni graffiti”. È quello che ha dichiarato Debbie Frost, un portavoce del social network, in un intervista, sull’emendamento proposto dal Senatore D’Alia in tema di sicurezza. Assicurando che saranno molti attenti a rimuovere i contenuti che incitano o giustificano un comportamento criminale.

Tale emendamento nasce a seguito la formazione di alcuni gruppi che inneggiavano alla violenza e pone nelle mani dei provider, cioè le compagnie telefoniche, la responsabilità dei contenuti pubblicati, le quali saranno messe sotto accusa nell’eventualità non vengano rimossi argomenti contro la morale pubblica. L’oscuramento si allarga quindi a siti, blog o social media che, su richiesta del ministero degli Interni per reati di opinione, verranno chiusi senza nessuna sentenza della magistratura, senza appello, così come avviene in Cina.

Preoccupati per questa questione lo sono tutti coloro che si occupano di contenuti come Google, che attraverso Marco Pancini, responsabile per le relazioni istituzionali di Google in Italia afferma: “No, le leggi ad Aziendam che poi hanno un impatto su tutto l’ecosistema non si possono fare. E bisognerebbe evitare di portare l’Italia a livello dei peggiori paesi del mondo in fatto di reati d’opinione”.

Tutti contro l’emendamento D’Alia e non potevano mancare gruppi su Facebook in merito come quello No all'emendamento del Senatore D'Alia per oscurare Facebook e YouTube, oppure il Sen. D'Alia contro Internet? Noi Contro D'Alia!!!!!! e L'Italia come la Cina: la censura internet del senatore D'Alia.

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