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Facebook chiude Operation Payback: guerra tra hacker e siti web per Wikileaks

Dopo l'arresto di Julian Assange e i continui blocchi a Wikileaks ed al sistema per ottenere donazioni si sta scatenando una guerra online.

Il Web sta diventando il canale con il quale lottare per l'informazione libera e difendere Assange e i Cablegate di Wikileaks. Da ieri sono cominciati degli attacchi informatici DDOS a Paypal.com che aveva bloccato le donazioni a Wikileaks.

Il gruppo di hacker si chiamerebbe Anonymous e nato nel 2003 si è riunito nell'Operation Payback attaccando Paypal e rendendolo irraggiungibile per diverso tempo. Gli attivisti si erano riuniti sul sito anonops.net ed hanno preso di mira anche MasterCard sul sito www.mastercard.com.

MasterCard e Paypal hanno assicurato di non aver avuto nessun attacco nei confronti dei loro sistemi. Secondo alcuni opinion leader gli attivisti di Payback farebbero solo del male all'informazione e a Wikileaks anche se si muovono per una giusta causa e per combattere la censura in Rete.

Lo stesso Interpol avrebbe subito un attacco informatico mentre pare sia pronta una azione legale nei confronti di Visa e MasterCard perchè alcuni clienti non hanno potuto effettuare donazioni nei confronti di Wikileaks.

I social network stanno ostacolando l'avanzata di Wikileaks: Facebook ha chiuso la pagina di Operation Payback perchè istigava all'uso di atti illegali che non rispettano le regole di Facebook.

Twitter ha risposto con un post sul blog ufficiale alle accuse di censura nei confronti di Wikileaks.

In Italia Il Fatto quotidiano ha lanciato una petizione per salvare quello che definiscono 'il soldato Assange' mentre secondo il TIME Wilikeas sta vicendo la guerra dell'informazione perchè ha già raccolto in tutto il mondo centinaia di migliaia di sostenitori.

Foto: http://www.myce.com/news/operation-payback-37-days-of-downtime-more-to-come-36954/

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