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Facebook blocca Selvaggia Lucarelli: fan page chiusa per la foto del bimbo morto sulla spiaggia

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di Simone Rausi

Facebook chiude la fan page di Selvaggia Lucarelli. Che è un po’ come se alla D’Urso comunicassero che Canale 5 è stato oscurato e venduto ai cinesi del villaggio di Huan. Il social dell’amico Mark ha bloccato (momentaneamente? No?) la pagina della blogger, cioè, in pratica, le ha tolto il posto di lavoro (passateci questa iperbole che tanto, con la disoccupazione, siamo sempre nel pezzo). Centinaia di migliaia di fan con cui comunicare e dialogare ogni giorno, un nutrito gruppo di seguaci che – di questi tempi – valgono come l’equivalente in barili di greggio, specie se di professione fai la Lucarelli. Addio. O forse, arrivederci.

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Provate a collegarvi alla fan page di Selvaggia, vi imbatterete in un pollicione fasciato: “Purtroppo questa pagina non è disponibile. È possibile che il link che hai seguito sia corrotto o che la pagina sia stata rimossa”. Seconda ipotesi decisamente. Basta spostarsi sull’altro lato della luna, Twitter, per scoprire dalla stessa Lucarelli cosa è realmente accaduto: “Il mio account fb, ed ero stata avvisata, è stato momentaneamente sospeso per segnalazioni su foto del bimbo siriano. Bravi finti sdegnati”.

Chi sperava che uno pseudo hacker – per una sorta di contrappasso - si fosse impossessato dell’account della Lucarelli come accadde a Nina Moric giorni fa (secondo quanto dichiarato dalla labbruta showgirl) dovrà rassegnarsi. In realtà è stata l’ingente mole di segnalazioni pervenute al social a causare l’oscuramento. L’oggetto della discordia sarebbe stata la straziante immagine del povero bimbo siriano di tre anni privo di vita in spiaggia. Una foto che su Facebook ha praticamente tenuto banco in una bacheca su due e che ha spaccato a metà l’opinione pubblica su temi come “etica dell’informazione”, “ipocrisia in salsa social”, “immigrazione si e immagrazione no”. Una sorta di lunga puntata di "Dalla vostra parte" dentro il pc.

A farne le spese, come spesso accade, è stato quindi un personaggio pubblico. Uno di quelli che tra le fila dei fan si ritrova un gruppetto sempre più nutrito di haters che – puoi anche bloccare, cara Selvaggia – ma ritroverai sempre più numeroso e pronto a moltiplicarsi come i batteri di un’infezione e a commentare “Farai schifo tu” anche sotto una fotografia di un paesaggio della Val di Non. Anche su Twitter gli utenti si spaccano in due: c’è chi pensa che su Facebook esista una censura di stampo nord coreano e chi festeggia celebrando la “giustizia facebookiana”. A questo punto non resta che attendere le prossime ore. Appello e Cassazione di Mark.

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