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Facebook ammazza il lavoro

Che negli uffici sia pratica più o meno ricorrente quella di navigare su siti che con la propria occupazione c'entrano poco, è cosa nota. Ma le dimensioni del fenomeno assumono proporzioni molto vaste, stando ad una ricerca condotta in Inghilterra.

La caduta di produttività appare inequivocabile: ogni mese, durante l'orario lavorativo, vengono perse 233 milioni di ore di lavoro, che i lavoratori impiegano sul web, in social network come Facebook. Lo studio - a cura della società di consulenza Peninsula e diffuso oggi dalla BBC - si è basato su sondaggi condotti in 3500 aziende britanniche. Le aziende si sono accorte di questo fenomeno, chiamato cyberslacking, e hanno preso le dovute contromisure.

Così, diverse persone, sorprese in ufficio mentre navigavano sui social network, sono state licenziate in tronco per perdita di tempo. Gli unici momenti in cui è consentito visitare Facebook, Bebo, MySpace sono le pause per il pranzo. Un fenomeno, quello del cyberslacking, che sta ricevendo sempre più attenzioni da parte delle imprese all'estero, e che ora risulta - per la fortuna di tutti i dipendenti amanti del web - non seguito in modo diffuso in Italia.

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