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Amazon si scusa per il costume di carnevale shock e oscura l'annuncio

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Ad ogni Carnevale, puntuale come le tasse, arriva il vestito shock che fa indignare tutti. Abbiamo già visto sfilare piccoli nazisti e bambini in tuta anticontaminazione contro l’Ebola ma quest’anno, forse, l’asticella si è alzata ulteriormente.

Sexy Ebola: il costume di carnevale

Il trend per il Carnevale 2016 potrebbe essere il vestito da profugo. Lo realizza un’azienda inglese ma lo propone (o meglio, lo proponeva) Amazon. Un travestimento che sicuramente ha il merito di cavalcare la più stretta attualità. Peccato che la cronaca – specie quando è così drammatica – difficilmente può essere accostata a occasioni di risate e divertimento tra i più piccoli, anzi. Migliaia di proteste sono pervenute ad Amazon che si è vista quindi costretta a ritirare il costume di carnevale. Ma ci sono delle attenuanti, o così pare.

Il costume di carnevale è in vendita già da un pezzo (ma questa, semmai, è un’aggravante). Quello che qualcuno, però, ha voluto precisare è che il travestimento non è certo riferito ai profughi dei giorni nostri, quei poveracci che lasciano la vita sott’acqua tentando il tutto per tutto a bordo delle carrette del mare. Eh no, a guardar bene è chiaro che il vestito di profugo si riferisce agli sfollati della seconda guerra mondiale. I disperati dei giorni nostri c’entrano poco o niente, qui si parla piuttosto di quello che hanno passato i nostri nonni, della fuga dai bombardamenti e non dall’Isis. Vi rassicura almeno un po’ tutto questo? D’altronde anche la traduzione ci viene in aiuto per chiarire quello che viene definito un equivoco. In lingua tedesca il vestito viene venduto con la definizione weltkrieg che indicherebbe proprio la guerra mondiale.

Ad ospitare le critiche, quasi sempre mosse dal mancato controllo che Amazon non opera sulle sue vetrine, è stata anche Famiglia Cristiana. L’ufficio stampa dell’ecommerce ha precisato che Amazon non ha alcuna responsabilità: “Non c’è un controllo preventivo dei prodotti messi in vendita, ma la gestione è affidata alle aziende. Nel caso di lamentele o violazioni, l'annuncio viene rimosso”. Intanto il costume della discordia ha sollevato un polverone che ha tirato in causa persino Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazioni di Caritas. Forti si è così espresso: “Siamo scossi da quel che accade ogni giorno, ed è legittimo chiedere anche alle aziende più sensibilità”.

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