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Arabia Saudita, acquistare falsi followers su Twitter è "peccato"

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Acquistare pacchetti di falsi followers per aumentare i propri seguaci e la propria popolarità su Twitter è“peccato”, nel vero senso del termine. Parola del religioso saudita Sheikh Abdullah che ha condannato, in questo modo, una pratica molto diffusa tra i personaggi noti, anche religiosi del regno di re Abdullah. Le celebrità, in pratica, si rivolgono ad agenzie specializzate per aumentare il numero dei propri followers sul famoso social network.

Secondo la stampa saudita Abdullah avrebbe dichiarato che chi aumenta la propria popolarità sul social network in modo falso è responsabile di “calunnia”. “Non si deve pagare per avere falsi followers su Twitter - ha spiegato il religioso - Non solo si tratta di una menzogna, ma è anche un peccato”. Ma la pratica, ormai, sta dilagando in Arabia Saudita e il costo per 10mila seguaci è tra i 70 e i 270 dollari.

E Twitter non è stato puntato soltanto di recente in Arabia. Durante le Olimpiadi di Londra Sarah Attar e Wojdan Shahrkhani, prime e uniche atlete donne dell'Arabia Saudita, sono diventate famosissime in rete. Nonostante sia arrivata ultima negli 800 metri femminili, Sarah Attar è diventata un trending topic, argomento di tendenza, su Twitter.

L'importante non è vincere, ma partecipare” #SaraAttar prima atleta donna saudita che abbia mai gareggiato #olympicmoments, uno dei tanti messaggi comparsi, oppure “Un giorno mi vedrete vincente su uno schermo. Grazie per l'ispirazione #SaraAttar”. Non sono mancati, sempre su Twitter, utenti che hanno condannato la loro partecipazione olimpica accusando autorità e famiglie che hanno permesso che “infangassero” la reputazione del regno.

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